personale di KWANGWOO HAN
dal 12 al 27 settembre 2014
Ogni soggetto dotato di vita ha la responsabilità di muoversi.
La forma è la risultante del movimento che si ripete, diventando simbolo della vita contemporanea; attraversata e supposta da una società in riproduzione e riproposizione
La mia curiosità s’insinua per svelare fino a che punto la gente decide di vivere la propria vita o la subisce eteronomicamente
È l’attualità che fomenta il mio lavoro e il vivere continuamente nell’insicurezza.
Mi sento immerso negli accadimenti della vita con tutti gli squilibri sociali e i contrasti che ne derivano.
Di questo parlano le mie opere e questo vuole essere il mio contributo verso la società.
Tutti facciamo parte del meccanismo che tiene in piedi il sistema, anche senza volerlo, nessuno può sentirsi distante. Da sempre la mia curiosità s’insinua per svelare se il sistema sociale ci salva veramente oppure ci usa.
Nei miei ultimi lavori molte forme uguali si sostengono insieme, in una tacita collaborazione che può mantenere equilibri e rapporti con la città e i Paesi; ma allo stesso tempo, per essere incluso nella società ogni persona deve distogliere la propria egoistica individualità a favore del gruppo.
Risultano, dunque, due contenuti contrapposti: la collaborazione e la naturalità persa, che volevo potesse essere scelta come opzione dalla gente nella fruizione dell’opera.
La modularità del mio lavoro, permesso dal singolo elemento/corpo, è studiata sul cambiamento della base, che può essere predisposto a cerchio, ma anche in altri modi, poiché anche questa scelta fondamentale può rappresentare la regola e la legge che ci viene imposta, a seconda della quale anche noi sembreremo differenti.